Da circa tre decenni nella storia dell’umanità si è aperta una nuova fase, definita “rivoluzione tecnologica”, considerata un’ideale continuazione di una linea evolutiva che comprende la rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale della fine del Settecento. La rivoluzione tecnologica ha avuto un impatto enorme su ogni settore della società: dall’economia alla cultura, dalla pubblica amministrazione allo spettacolo, dalla medicina a tutte le discipline scientifiche.

Simbolo di questa rivoluzione è il computer, ormai diffuso in tutto il mondo è affiancato, negli ultimi anni, da altri dispositivi elettronici: telefoni cellulari, smartphone, tablet, lettori di file audio, navigatori satellitari ecc. Tutti questi apparecchi utilizzano hardware e software.

Anche se il primo computer “ufficiale” fu costruito solo nel 1946, le macchine da calcolo esistevano da secoli. Agli inizi del Settecento, il filosofo tedesco Leibniz progettò un calcolatore meccanico che fu realizzato nel 1775. Nel 1823 fu messa in commercio la prima calcolatrice, l'”aritmometro” di Charles de Colmar e, nei decenni successivi, il matematico inglese Charles Babbage provò a costruire un calcolatore in grado di svolgere più operazioni contemporaneamente.

Dopo vari esperimenti, nel 1935 l’azienda americana IBM mise in vendita l’Ibm 601, una macchina a schede perforate che riusciva a eseguire una moltiplicazione in un secondo. Le ricerche nel campo dell’informatica proseguirono anche durante la seconda guerra mondiale e nel 1943 l’esercito britannico mise a punto il primo calcolatore programmabile, chiamato “Colossus”, usato per decifrare i codici delle comunicazioni tedesche. Sempre in ambito militare, su commissione della Marina statunitense, fu costruito, nel 1946, ENIAC, un supercomputer che occupava uno spazio di 180 metri quadrati: nel corso della presentazione, ENIAC fu in grado di eseguire in un secondo la moltiplicazione.

Nel 1948, con l’invenzione dei transistor, cominciò il cammino verso la miniaturizzazione. Oltre alle dimensioni, i problemi principali dei primi computer erano la manutenzione e la memorizzazione dei dati. Per ovviare a questi inconvenienti gli scienziati cercarono un sistema che integrasse tutti gli elementi di un circuito elettronico in un singolo cristallo: nacque così il chip, realizzato contemporaneamente nel 1958 da Robert Noyce e da Jack Kilby.

Nonostante i notevoli progressi, la diffusione del computer come oggetto di uso comune era ancora molto lontana: il sistema Ramac, realizzato dalla Ibm nel 1957 e considerato l’antenato dei moderni hard disk, aveva un costo di ben 35.000 dollari.

Intanto, nel mondo della ricerca scientifica si era fatta strada l’idea del “personal computer”, una macchina di piccole dimensioni per uso privato. Il primo fu costruito nel 1968 da Douglas Engelbart nell’università californiana di Stanford: aveva tastiera, mouse e interfaccia “a finestre”, pur essendo privo di un video. Negli stessi anni ebbe inizio anche la produzione di macchine per la scrittura elettronica, chiamate “word processor”.

Ma il computer iniziò a diffondersi in maniera capillare solo in seguito all’invenzione dei microchip, piastrine di silicio capaci di immagazzinare un numero elevatissimo di informazioni. Tra gli anni Settanta e Ottanta vi fu um’enorme riduzione della dimensione delle “memorie”, accompagnata dalla diminuzione dei costi e da una maggiore potenza e velocità delle funzioni informatiche, che permise di rimpicciolire enormemente il computer, fino a renderlo “personal” e addirittura “portatile”. Il sociologo francese Jacques Attali attribuisce proprio alla “portabilità” il successo del computer e di altri strumenti elettronici analoghi, perché gli oggetti portatili, per usare l’espressione da lui coniata, “nomadi”, possono essere usati dappertutto.

L’origine di Internet è di natura militare. Durante la guerra fredda, il Ministero della Difesa americano aveva la necessità di assicurare una comunicazione tra i computer in dotazione alle basi militari; venne così messa a punto una rete, chiamata Arpanet, che collegava le basi e, soprattutto, era in grado di funzionare anche se uno dei terminali veniva distrutto. Per rendere possibile lo scambio di dati, i computer utilizzavano un sistema di protocolli TCP/IP, in uso ancora oggi. Dopo le iniziali applicazioni in campo militare, la rete Arpanet fu estesa a varie agenzie governative americane e, soprattutto, alle più importanti università del paese. Qui ne fu subito compresa la portata rivoluzionaria: le università organizzarono reti di collegamento interne e misero a punto i primi sistemi di posta elettronica per consentire ai singoli utenti di comunicare tra loro. I progressi furono tali che nel 1983 furono create due reti distinte, Milnet e Internet, destinata alla comunicazione pubblica e sempre più diffusa negli ambienti scientifici. Il resto è una storia recente: nel 1992 nacque il World Wide Web, un sistema che permette di pubblicare e gestire materiali sulla rete, e nel 1994 Internet si aprì ufficialmente alle aziende, che iniziarono a utilizzarla per scopi commerciali.

Oggi, l’insieme delle enormi opportunità offerte da Internet ha ricadute dirette sulla vita quotidiana di miliardi di persone. Molti lavori possono essere svolti da una postazione Internet senza muoversi da casa ed è possibile compiere operazioni commerciali in ogni punto del pianeta. Sfruttando un luogo virtuale in cui affluiscono dati di ogni tipo, Internet ha reso ininfluente il luogo fisico di residenza: ecco perché è anche lo strumento che più di ogni altro ha permesso di accelerare il processo di globalizzazione del pianeta, di abbreviare le distanze, di integrare, e anche omologare, i consumi, le conoscenze, le culture. Tutto ciò è reso ancora più attuale dall’affermazione dei social network, che permettono di condividere informazioni e opinioni in tempo reale.

Internet è uno strumento dalle potenzialità enormi: le sue applicazioni spaziano in tutti i campi della società, dall’economia alla cultura.

Se da un lato, Internet consente una maggiore diffusione delle conoscenze in tutto il pianeta, dall’altro, migliaia di informazioni finiscono col circolare all’insaputa degli interessati, in un circuito di società che se ne servono per ricavare informazioni sui gusti e sulle aspettative di potenziali clienti, da sfruttare a scopo commerciale: gli accessi elettronici di ogni tipo, dall’uso della mail a quello di una carta di credito, lasciano infatti tracce il cui rilevamento costante rappresenta una sorta di “carta d’identità elettronica” che può svelare molte cose su gusti, abitudini, amicizie ecc.

Alla fine del secondo millennio si è affermato anche un nuovo tipo di dispositivo elettronico: il telefono cellulare. Nato inizialmente come semplice telefono portatile, oggi il cellulare è un apparecchio di dimensioni ridottissime e dalle funzioni sempre più ampie. La crescita di questo settore è stata straordinaria in tutto il pianeta: in molti paesi il numero dei telefoni cellulari supera addirittura quello degli abitanti e, specialmente tra i giovani, il “telefonino” è un vero e proprio status symbol. Tuttavia, il suo uso produce spesso comportamenti poco educati e irrispettosi, tanto che negli ultimi tempi molti luoghi pubblici lo vietano.

Più in generale, il cellulare è diventato il simbolo della tecnologia digitale che negli ultimi anni ha invaso il pianeta. E’ evidente che essa presenta numerosi vantaggi: oggi con un telefono e una connessione Internet si possono fare migliaia di operazioni di ogni genere, impensabili fino a una decina d’anni fa. Ma l’eccesso nell’uso di tecnologia rappresenta anche un’incognita: sempre più spesso si afferma che i giovani passano troppe ore con telefonini e computer, con conseguenze ancora poco note sulla salute e sul modo di esprimersi. Fenomeni come la scrittura abbreviata e idiomatica, che si usa negli SMS e nelle e-mail, o l’esplosione dei social network che permettono di “condividere” tutto in tempo reale, sono i risultati più evidenti della rivoluzione tecnologica.

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