“Le città invisibili” comprendono 55 brevi testi divisi in nove capitoli, in cui vengono descritte 55 città immaginarie, a loro volta raggruppate in 11 categorie, che attraversano tutti i capitoli del libro. Il presupposto narrativo da cui ha origine l’opera è spiegato dallo stesso Calvino nella Presentazione.

I nove capitoli sono preceduti da una breve introduzione e chiusi da una sorta di epilogo, che viene così a formare una struttura a cornice: in essa Calvino riporta dialoghi tra i due protagonisti e costruisce anche una sorta di giustificazione dei nuovi racconti che Marco Polo fa in ogni capitolo.

“Le città invisibili” sono l’opera che nasce dalle suggestioni offerte dalla tecnica combinatoria, sperimentata in Francia dai membri dell’Oulipo, e dal ricorso a temi postmoderni, che caratterizzerà la sua produzione degli anni Sessanta. E’ tipica della letteratura combinatoria la scelta di utilizzare materiali tratti da altri testi. Sono invece caratteristiche della narrativa postmoderna la presentazione di personaggi privi di profondità psicologica e la volontà di affrontare tematiche contemporanee sotto il travestimento narrativo di opere già esistenti. E’ questo il principio cardine del postmoderno che afferma l’impossibilità di comunicare contenuti nuovi in un linguaggio nuovo.

Nonostante si tratti di testi di fantasia, che descrivono città del tutto immaginarie, presentano inequivocabili segnali che rimandano alla civiltà contemporanea e alle discussioni sullo sviluppo urbanistico italiano negli anni del miracolo economico.

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