Italo Calvino – Le cosmicomiche

Il titolo di questa raccolta di dodici racconti fantastici sintetizza i due temi che sono sviluppati in essi da Calvino e che rappresentano il filo conduttore di tutta l’opera: il cosmico e il comico. In un’intervista che esce su vari quotidiani contemporaneamente alla pubblicazione del libro, Calvino precisa che per “cosmico” non intende riferirsi tanto alle moderne teorie dello spazio, quanto a quell’atteggiamento degli antichi che cercavano, attraverso miti, storie e leggende, di spiegare l’origine del mondo e i fenomeni naturali. Le leggi dell’astronomia, della cosmologia, della geometria contemporanee, riportate brevemente all’inizio di ogni racconto, forniscono lo spunto per brevi narrazioni, in cui elementi scientifici sono presentati in situazioni apparentemente quotidiane e normali. Il comico nasce da questo continuo intrecciarsi di due livelli: quello delle scienze più complesse e astratte, e quello della vita quotidiana. Sempre nella stessa intervista, l’autore spiega anche che il modello a cui si è ispirato per scrivere questi brevi racconti sono state “le comiche”, ossia i cortometraggi tipici del cinema muto dove il protagonista si trova in situazioni buffe e paradossali. Anche la comicità di Calvino vuol essere “dinamica”, colta nel movimento dei personaggi che vivono situazioni impossibili.

Ogni racconto è narrato in prima persona da uno stesso personaggio dal nome impronunciabile, il vecchio Qfwfq, un individuo mitico e straordinario che ha vissuto attimo per attimo tutta l’esistenza dell’universo. E’ all’interno della materia prima del “big bang”, l’esplosione che ha dato origine al cosmo; è un dinosauro e un mollusco; viaggia per migliaia di anni-luce nelle galassie e, al tempo stesso, ha una famiglia buffa e numerosissima. Qfwfq parla come un anziano che racconta a un gruppo di ascoltatori vecchie storie del proprio passato, e spesso sembra che risponde a domande che i suoi interlocutori, curiosi, gli rivolgono, chiedono spiegazioni e informazioni più precise. Il nome Qfwfq, come quello di tutti i personaggi del suo mondo mitico e leggendario, ricorda un’espressione algebrica o una formula, e probabilmente allude al suo carattere simbolico: egli rappresenta infatti l’anima dell’universo, la coscienza di tutto quello che esiste. E proprio come la nostra coscienza ricorda, spiega e giudica tutto quello che ci è accaduto, così Qfwfq è la memoria, l’interprete e il giudice dell’universo nella consapevolezza che l’esito della vita del cosmo è solo una delle infinite combinazioni possibili. Calvino, infatti, in questi racconti non intende rappresentare la capacità della scienza di spiegare i misteri del cosmo, ma sottolineare come le ipotesi e le spiegazioni scientifiche sono destinate a essere sempre riviste e ripensate.

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