Si può definire come “metaromanzo” o “antiromanzo”. Il senso, comunque, è all’incirca lo stesso: si tratta di un romanzo che “gioca a carte scoperte”, che parla del piacere della narrazione e dei rapporti tra autore e lettore, entrambi elevati al ruolo di personaggi.

E’ senza storia che acquista molti significati, una costruzione artificiosa che non è solo un gioco per un pubblico colto, ma anche la sintesi di temi postmoderni e letteratura “combinatoria” promossa negli anni Sessanta dal gruppo Oulipo e già pienamente sperimentata da Calvino nelle “Città invisibili” e nel “Castello dei destini incrociati”.

Protagonista della vicenda è un Lettore che sta leggendo il romanzo di Italo Calvino, ma si accorge che, per un difetto di impaginazione, il libro è privo dell’ultimo capitolo. Torna così in libreria per cambiarlo e qui incontra una Lettrice di nome Ludmilla, alla quale è capitato il medesimo inconveniente. Insieme tentano di ricomporlo consultando altre copie dell’opera, ma ogni volta, al posto del capitolo mancante, si imbattono nell’inizio di un nuovo romanzo che, per vari motivi, si interrompe subito dopo il primo capitolo. Questa situazione si ripete per dieci volte, e durante questa “avventura” all’interno di generi romanzeschi e stili diversi, il Lettore e la Lettrice si innamorano e alla fine si sposano. La loro storia è così l’unica che si conclude e alla fine del romanzo, riprendendo l’incipit, il Lettore annuncia alla Lettrice che sta per terminare di leggere il libro di Italo Calvino.

Come si può vedere, la vicenda principale del romanzo è poco più di un pretesto per raccontare altre storie, secondo una struttura narrativa che si rifà al modello di opere come “Le mille e una notte” o il “Decameron”. Nei dodici capitoli dell’opera, la storia del Lettore e della Lettrice costituisce una sorta di cornice narrativa in cui trovano posto gli inizi dei dieci romanzi. All’interno di questa struttura è inoltre possibile individuare tre livelli narrativi:

  • il primo è quello dell’Autore, che si rivolge a un ipotetico lettore dandogli dei consigli per una buona lettura del suo libro;
  • il secondo è quello del Narratore, che ha il compito di presentare i personaggi e di raccontare la loro storia;
  • il terzo è quello dei romanzi incompiuti che il Lettore e la Lettrice leggono nel tentativo di completare la lettura.

Le molte storie iniziate e interrotte, proprio quando hanno acceso la curiosità del Lettore, fanno del romanzo, come affermato da Calvino stesso, “un libro sul piacere di leggere”. Ma dietro l’apparente leggerezza e ironia, propone una riflessione profonda su due aspetti: il significato del romanzo nell’era del Postmoderno e le possibilità che ha lo scrittore di interpretare una realtà che è ormai sempre più mutevole e inafferrabile.

  • Il primo aspetto riguarda il destino del romanzo. Nel corso del Novecento, critici e teorici della letteratura hanno analizzato e messo in luce tutte le regole sulle quali si basa la finzione narrativa: intreccio, personaggi, rapporto fra autore e narratore, fra narratore e lettore, punto di vista e così via. La conseguenza più vistosa di questa analisi è che il Lettore più consapevole e smaliziato non può più “prendere per vero” ciò che gli viene raccontato, in quanto sa bene di trovarsi davanti a una finzione. Ecco dunque che Calvino decide di “giocare” con le regole del gioco romanzesco, mettendole a nudo: io sono l’autore, tu sei il lettore; stai leggendo il mio romanzo? Bene, allora ti accompagnerò in questo itinerario, fornendoci consigli e chiarimenti; non devi prendere per vero quello che leggi, ma assumere un atteggiamento attivo e critico verso il testo. E così anche il lettore diventa personaggio, con una sua storia: è un lettore con le sue ragioni, i suoi gusti e le sue aspettative nei confronti del libro che ha comprato.
  • Il secondo aspetto investe la concezione della realtà. Le dieci microstorie hanno contenuti e stili diversi, tanto da non sembrare neppure opera dello stesso autore e rimangono tutte incompiute. Tale incompiutezza indica che è finita l’età del romanzo che raccontava una storia proposta come ricostruzione della realtà è perciò verosimile; al contrario Calvino è convinto che la realtà non si lascia esaurire in una formula, ma è caratterizzata da un labirinto di strade e possibilità diverse, che non si conoscono. Perciò anche il romanzo dovrà proporsi senza un finale in cui tutte le situazioni trovino un logico compimento e senza un’unica chiave di lettura, perché molteplici sono gli aspetti e le interpretazioni del reale. Si tratta di una caratteristica centrale del pensiero postmoderno, che conferma l’impossibilità, da parte della letteratura, di rappresentare la realtà in modo univoco e lascia come unica possibilità quella di offrire al lettore una serie di verità parziali e frammentate, quali sono appunto i dieci capitoli incompiuti.
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