Italo Calvino – La vita

Un letterato in una famiglia di scienziati

Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago di Las Vegas, nell’isola di Cuba, dove i genitori risiedono per lavoro. Il padre è agronomo, la madre è laureata in scienze naturali, il fratello è geologo.

I luoghi dell’infanzia

La famiglia lascia Cuba per trasferirsi a Sanremo quando Italo ha soltanto due anni: i suoi ricordi di infanzia e adolescenza sono quindi legati alla città ligure. Calvino manifesta presto l’interesse per la letteratura e la propensione alla fantasia, accompagnati da uno spirito di osservazione e analisi ereditato dai genitori.

La partecipazione alla Resistenza e l’attività politica e letteraria

Compiuti gli studi liceali, si iscrive alla facoltà di agraria dell’università di Torino; sono gli anni della seconda guerra mondiale; dopo l’8 settembre 1943, Calvino si unisce ai partigiani comunisti della brigata Garibaldi che opera sulle montagne della Liguria. Terminata la guerra, aderisce al Partito comunista italiano e collabora alla rivista “Il Politecnico”, fondata e diretta da Elio Vittorini. Si iscrive poi alla facoltà di lettere, sempre a Torino, e consegue la laurea nel 1947. Stabilito nel capoluogo piemontese, entra nella redazione della casa editrice Einaudi. All’interno del gruppo degli intellettuali che lavorano presso l’editore, egli condivide l’entusiasmo di quella linea culturale di sinistra che, dopo la caduta del fascismo, aspira a una società basata sulla giustizia sociale. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta collabora al quotidiano del Pci “L’Unità”, condividendo l’idea di “intellettuale impegnato”: egli, infatti, partecipa attivamente alla vita politica della sinistra e affronta nelle sue opere problematiche sociali e politiche con spirito progressista.

L’abbandono del PCI

Ma nel 1957, in seguito alla repressione sovietica in Ungheria, Calvino, come altri intellettuali, decide di abbandonare il Pci: egli è convinto, infatti, che l’impegno da perseguire deve essere non tanto di tipo politico quanto morale.

Il periodo del “Menabò” e gli anni parigini

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta dirige, con Vittorini, la rivista “Il Menabò”. Nel 1964 sposa l’argentina Esther Judith Singer; una traduttrice dall’inglese, e con lei si trasferisce a Parigi nel 1967, dove abita fino al 1980. Continua a collaborare con la casa editrice Einaudi e con i maggiori quotidiani italiani ed entra in contatto con il gruppo d’Avanguardia “Oulipo” e con il suo esponente principale, Raymond Queneau, la cui influenza è determinante nella sua narrativa di quegli anni ispirata alla tecnica combinatoria.

Il ritorno in Italia e la morte

Nel 1980 torna in Italia, a Roma, dove pubblica alcuni saggi; nel 1985 riceve l’invito dalla Harvard University degli Stati Uniti a tenere un ciclo di conferenze su temi letterari. Proprio mentre sta preparando i testi delle lezioni, muore a Siena il 19 settembre 1985.

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