Il piano Marshall e il boom economico

Alla fine della seconda guerra mondiale la produzione industriale americana rappresenta circa i due terzi di quella mondiale, ma, per mantenere un simile primato, è necessaria un’Europa economicamente forte e in grado di assorbire i prodotti e gli investimenti americani. Nel 1947 è varato il piano Marshall, un programma di aiuti economici per la ricostruzione delle Nazioni europee, che serve, allo stesso tempo, a contenere l’avanzata del comunismo sovietico; il piano è esteso anche agli Stati responsabili del conflitto, affinché non si ripete quanto è avvenuto dopo la prima guerra mondiale, quando le difficoltà economiche della Germania hanno posto le basi per l’avvento del nazismo.

Gli aiuti americani danno una grande spinta all’economia europea e, a partire dai primi anni Cinquanta, comincia per l’Europa una fase straordinaria di prosperità e di benessere, un boom economico che tocca il suo apice alla fine degli anni Cinquanta.

L’espansione del commercio internazionale

Negli stessi anni prende avvio una forte espansione del commercio internazionale, favorita dallo sviluppo dei mezzi di trasporto e delle comunicazioni, e da scelte di politica economica che, già prima della fine della guerra, hanno posto le basi per la formazione di un mercato mondiale sempre più ampio e fondato sui princìpi della libera concorrenza. Nel 1944 vengono siglati gli accordi di Bretton Woods, in base ai quali il valore delle varie monete viene stabilito in relazione a quello del dollaro americano. Nel 1945 vengono creati il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale a cui gli Stati membri possono rivolgersi per finanziare progetti di ricostruzione postbellica e per mantenere la stabilità delle rispettive valute. Queste istituzioni promuovono accordi sulle tariffe e sul commercio, che obbligano i vari Stati a non praticare tra loro nessuna discriminazione commerciale. Nel 1995, infine, nasce l’organizzazione mondiale per il commercio, finalizzata a un’ulteriore liberalizzazione degli scambi economici.

Il Welfare state

Negli anni del boom si consolida una nuova forma di capitalismo “maturo”, detto anche nei capitalismo, che si propone di combinare liberismo economico e giustizia sociale, per evitare il ripetersi di crisi come la Grande depressione degli anni Trenta. Nel dopoguerra quasi tutti gli Stati occidentali adottano le politiche economiche dell’inglese Keynes, introducendo il Welfare state, un sistema nel quale lo Stato garantisce gratuitamente ai cittadini alcuni servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria, l’istruzione, un sussidio per i disoccupati. L’ampliamento della spesa sociale e l’innalzamento dei salari non solo servono a favorire la ripresa dell’economia, ma hanno anche lo scopo di distogliere i lavoratori da ideologie di tipo rivoluzionario e impedire la diffusione del comunismo.

Il consumismo

Il miracolo economico modifica i comportamenti sociali nei paesi del mondo occidentale. L’aumento dei salari e la diminuzione dei prezzi per effetto delle trasformazioni tecnologiche mettono a disposizione una quantità di risorse superiore al passato, consentendo un aumento sei consumi e un benessere diffuso mai raggiunto prima. Le nuove disponibilità economiche sono indirizzate verso i consumi voluttuari, come i gioielli, l’automobile, il divertimento, i viaggi. Il consumismo, cioè l’abitudine a spendere e ad acquistare, diventa un tratto caratteristico della società postbellica, incoraggiato dall’azione della pubblicità.

La contestazione studentesca e il femminismo

La crescita economica è accompagnata da una maggiore istruzione dei giovani, resa necessaria anche dall’aumento di occupazioni che richiedono una più alta professionalità. Parallelamente, cresce anche il numero di iscritti alle facoltà universitarie e le masse giovanili diventano un elemento centrale delle società industrializzate. Negli anni Sessanta, comincia a manifestarsi tra gli studenti del mondo occidentale un fermento nuovo, caratterizzato da un diffuso rifiuto delle tradizionali gerarchie e di ogni forma di autoritarismo. Nascono movimenti di aggregazione giovanile, che rifiutano la famiglia tradizionale e i modelli di comportamento imposti dalla società capitalistica. Nel 1968, quando negli Stati Uniti scoppiano le prime rivolte dei neri e la guerra del Vietnam è entrata nella sua fase più sanguinosa con decine di migliaia di giovani inviati a combattere, la ribellione individuale si trasforma in rivolta collettiva è la contestazione giovanile esplode, dando luogo a manifestazioni e scontri con la polizia, in America e nei paesi dell’Europa occidentale. La lotta è diretta anche contro lo sfruttamento dei lavoratori, contro la guerra, il razzismo e il colonialismo. Nell’ambito delle lotte studentesche degli anni Sessanta e Settanta, un ruolo particolare viene svolto dai movimenti femministi, che denunciano la discriminazione a cui le donne sono ancora sottoposte nel lavoro e nei rapporti familiari, e rivendicano pari opportunità lavorative, il diritto a una sessualità libera, l’introduzione del divorzio e dell’aborto.

La rivoluzione tecnologica

Gli anni del boom sono accompagnati da una rivoluzione tecnologica, il cui impatto sull’economia e sulla società comincia ad essere percepito solo negli anni Settanta. Ancora una volta è la guerra a stimolare invenzioni che trovano poi applicazioni civili e si prepara il terreno per l’avvento dell’elettronica e dell’informatica. Grazie alla crescente miniaturizzazione dei componenti, gli apparecchi elettronici diventano sempre più piccoli, rivoluzionando il settore delle comunicazioni radio e rendendo possibile la diffusione della televisione. Le trasmissioni televisive, iniziate in Italia nel gennaio del 1954, consentono la diffusione su scala mondiale di enormi quantità di informazioni che portano, soprattutto negli ultimi due decenni del XX secolo, a nuovi modelli di comportamento di massa. Si diffondono anche nuovi mezzi di comunicazione, in particolare Internet, in grado di annullare le distanze e presentare eventi e notizie contemporaneamente in tutto il pianeta, favorendo lo sviluppo di un nuovo tipo di economia che va sotto il nome di New Economy. Questo particolare tipo di economia, chiamata anche Internet Economy, indica quelle attività, azienda o investimenti che si fondano sulle nuove tecnologie informatiche offerte dal web, basate sulla produzione di servizi o sullo sviluppo di idee innovative; si differenzia dall’economia industriale per la possibilità di gestire aziende senza il vincolo di uno spazio definito.

La crisi dello Stato sociale

Sul finire degli anni Sessanta, quando il boom economico è ormai alla fine, iniziano a manifestarsi fenomeni di inflazione e di aumento del debito pubblico. Questa situazione comincia a pesare in modo insostenibile sulle finanze degli Stati, tanto che, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, si verifica il ritorno a politiche economiche liberiste, con la riduzione del Welfare State, fino al suo totale smantellamento in un paese come gli Stati Uniti negli anni Settanta, con il conseguente aumento della povertà e della disoccupazione.

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