Negli anni Sessanta, Montale torna a comporre dopo un periodo di silenzio poetico. Nel 1962 pubblica Satura e nel 1966 Xenia, che, nel 1971, confluiranno nell’edizione definitiva di Satura.

Satura è formata da quattro sezioni speculari, precedute da una sorta di breve prologo e chiusa da una lunga appendice.

Dopo il silenzio poetico, in Satura la voce del poeta suona diversa, nonostante siano sempre presenti i temi del tempo, della morte, della memoria, ed esprime uno sconvolgimento stilistico, linguistico e tematico. Alla ricerca del “varco” si sostituisce la meditazione sul flusso caotico del tempo “crudele e impersonale” cui non resta che abbandonarsi e arrendersi attraverso il ricorso che è confuso e sfuggente. La cifra della raccolta si esprime anche nel rifiuto dei miti e della cultura di massa del mondo contemporaneo, dei suoi oggetti ed eventi, colti dal poeta nella solitudine della sua vita non più sorretta dalla presenza di Mosca.

La prima parte della raccolta è dedicata alla moglie morta, vera protagonista femminile di questa raccolta. A Clizia, presenza salvifica, e a Volpe, manifestazione della sensualità istintiva, subentra la pacata semplicità di Mosca, simbolo della capacità di adattarsi alla realtà quotidiana e di resistere alle tragedie della vita. Il suo volto è richiamato alla memoria attraverso i suoi oggetti, il mondo concreto della sua esistenza perché conforti la solitudine del poeta ormai vecchio e lo difenda dagli inganni del presente, attraverso l’autoironia e la condanna dei miti della società di massa. Alla donna angelo spirituale subentra una donna reale, dotata del “radar si pipistrello”, incarnazione di una saggezza primitiva e di un concreto buon senso.

Ritornano i segni di un passato che si contrappone a un presente privo di senso; il linguaggio è discorsivo, colloquiale, dimesso, il tono ironico e satirico cui fa riferimento il titolo stesso della raccolta. Anche il verso traduce l’andamento prosastico del libro, rinunciando alle forme metriche tradizionali.

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