Il francese Raymond Queneau si è già messo in luce nel periodo fra le due guerre, muovendo da posizioni surrealiste. In seguito, pur non rinunciando al gusto per l’invenzione fantastica, accentua lo sperimentalismo linguistico e stilistico che caratterizza il gruppo Oulipo, da lui stesso fondato nel 1960 insieme ad altri scrittori che sperimentano una nuova prosa, basata sulla tecnica combinatoria. In essa i materiali narrativi devono essere strutturati secondo scelte razionali e regole prestabilite non suscettibili di modifiche dettate da emozioni o sentimenti; ne risultano testi spesso curiosi, caratterizzati dalla scomposizione e ricomposizione degli elementi del linguaggio e delle strutture narrative. Queneau, nelle sue opere più note, si basa sulla concezione che il linguaggio è una pura convenzione e che le parole sono un susseguirsi di suoni che non hanno valore oggettivo, ma possono essere sottoposte a distorsioni e a giocosi fraintendimenti.

Sull’esempio della sperimentazione promossa da Oulipo, Alain Robbe-Grillet, Michel Butor e Nathalie Sarraute danno vita all’école du regard, che elimina dal romanzo le avventure sentimentali, le relazioni sociali e l’eroe problematico e rappresenta la realtà così come appare allo sguardo del romanziere, proponendo un nouveau roman, un “nuovo romanzo” fondato sull’attenzione per gli oggetti e per le cose materiali.

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