Una prima edizione viene pubblicata nel 1925 a cura dell’intellettuale torinese Piero Gobetti e comprende liriche composte tra il 1916 e il 1924, di cui alcune già apparse in riviste e altre inedite. Nella seconda edizione del 1928 vengono aggiunge altre sei poesie. Nel 1931 esce la terza e definitiva edizione.

Il titolo allude sia alla condizione esistenziale sia al programma poetico di Montale:

  • come gli ossi di seppia vengono gettati sulla riva dalle onde del mare, così il poeta si sente sballottato dalle ondate dell’esistenza fino a “svanire a poco a poco”;
  • come il mare corrode, liscia e leviga con le sue onde gli ossi di seppia, così il poeta lima le sue liriche fino a ridurre all’essenziale.

Montale esprime il suo rifiuto della poesia aulica, retorica, quella dei “poeti laureati”, e la preferenza per un linguaggio colloquiale, essenziale, antilirico, anche se non privo di termini scelti, ricercati e precisi, aderente alla realtà.

E’ un’opera molto complessa, in cui è impossibile individuare un motivo principale. Ci sono però alcuni temi ed elementi che attraversano le varie sezioni della raccolta:

  • un profondo senso di negatività esistenziale, di mancanza di certezze, che rende il poeta capace di dire solo “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”; Montale condensa il suo messaggio non solo poetico, ma anche politico, la sua volontà di prendere la distanza dal fascismo;
  • una visione pessimistica dell’esistenza, che si riflette nelle immagini di morte e aridità presenti in molti componimenti;
  • il desiderio impossibile di recuperare il passato: attraverso suggestioni evocative, come l’immagine che ride in un secchio, il poeta si illude, ma solo per un momento si riuscire a far rivivere il ricordo di una persona cara e con esso la felicità perduta;
  • la ricerca di un “varco” che consente al poeta di fuggire dal dramma della condizione umana;
  • l’individuazione di oggetti concreti come emblema della condizione di sofferenza e alienazione dell’uomo.

La maggior parte delle liriche ha come sfondo il paesaggio ligure brullo e assolato, che nella poesia di Montale diviene metafora e correlativo oggettivo della negatività dell’esistenza. Nella natura riarsa dal sole il poeta coglie l’angoscia esistenziale dell’uomo e rimane come “sospeso”, in attesa di un evento miracoloso che gli permetta di scoprire il “varco” attraverso cui fuggire, anche solo per un attimo dal dramma del vivere.

Con la prima edizione la poetica montaliana passa da una giovanile adesione al Crepuscolarismo e alle Avanguardie espressionista, al superamento dei due maggiori poeti di inizio Novecento, Pascoli e D’Annunzio.

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