Nei primi decenni del Novecento, molte certezze della cultura positivistica sono messe in crisi. Mentre mutamenti decisivi avvengono in campo scientifico, la stessa razionalità scientifica viene sottoposta a duri attacchi. La filosofia irrazionalista di Nietzsche, la teoria dell’inconscio di Freud, l’idea di tempo come durata di Bergson, la teoria della relatività di Einstein, i tragici fatti della prima guerra mondiale spingono gli intellettuali a elaborare una nuova concezione dell’uomo e del mondo. La corrente di pensiero che meglio interpreta la nuova sensibilità è l’Esistenzialismo, un movimento filosofico sviluppato in Francia e in Germania tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.

Alcuni aspetti del pensiero esistenzialista sono riconducibili al nichilismo di Nietzsche, che afferma la crisi di ogni valore e nega il ruolo centrale della ragione, sostenendo che essa permette solo una conoscenza parziale del mondo e dell’individuo. Sul piano politico ciò aveva portato al rifiuto dei tradizionali valori borghesi e del liberalismo, da una parte con la diffusione del socialismo, dall’altra con la nascita di regimi totalitari. I motivi centrali dell’Esistenzialismo sono:

  • la presa di coscienza degli orrori e dei problemi sociali, politici ed economici causati dalla prima guerra mondiale;
  • il senso di insensatezza, assurdo e vuoto propri della condizione dell’uomo moderno.

Nell’Esistenzialismo si possono individuare due correnti di pensiero:

  • la prima, nota come “filosofia dell’esistenza” e attiva prevalentemente in Germania, si concentra sull’analisi della dimensione interiore dell’uomo, compresa la religione; fra i suoi esponenti ci sono i filosofi tedeschi Karl Jaspers e Martin Heidegger;
  • la seconda, che ha il suo centro in Francia, teorizza invece l’impegno politico dell’intellettuale; il suo principale esponente è il filosofo e scrittore francese Jean-Paul Sartre.

    Sartre viene influenzato dal marxismo e, dopo aver partecipato alla Resistenza francese a fianco dei partigiani, sostiene la causa comunista. Per il filosofo francese la vera natura dell’Esistenzialismo consiste nel l’accentuazione del valore della vita umana e dell’impossibilità di inquadrare in teorie scientifiche o economiche. Secondo Sartre, l’esistenza equivale alla realizzazione della propria libertà, ma, dal momento che tra l’individuo e la libertà si frappongono innumerevoli ostacoli, è compito dell’intellettuale cercare di abbattere, impegnandosi attivamente nella lotta politica.

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