Luigi Pirandello – Novelle per un anno

Pirandello compone novelle per tutto l’arco della sua vita, dal 1890 al 1936. Esse costituiscono la sua opera più continuativa e contemporanea a tutti gli altri generi. Le novelle vengono pubblicate prima su giornali e riviste come testi autonomi e poi in raccolte: la prima nel 1894, cui seguono altre sedici raccolte fino al 1919. Nel 1922 Pirandello decide di accorpare tutte le sue novelle, proponendo di raggiungere il numero di 365, quanti sono i giorni dell’anno. Nell’edizione definitiva, pubblicata prima con la casa editrice Bemporad, poi con Mondadori, le novelle sono 255, disseminate in quindici volumi, che portano ciascuno il titolo della prima novella in essi inserita. Questa sistemazione non segue un ordine né cronologico né tematico, ma lascia l’opera aperta a nuovi apporti e alla possibilità di trasposizione in opere teatrali, in un andamento di ispirazione circolare, per gli altri generi, in particolare per il teatro: dieci novelle sono trasformate in atti unici e ben altre ventinove ispirano drammi in più atti.

Il corpus delle novelle è paragonabile ai frammenti di uno specchio, ciascuno dei quali riflette la realtà secondo una sua inevitabile deformazione. Dalla lettura si ricava un senso amaro e penoso dell’esistenza, che addossa a persone comuni di scarsa rilevanza sociale enormi carichi di dolore. Talvolta i personaggi cercano di ribellarsi attraverso una temporanea fuga nell’irrazionale, talvolta trovano tragico sfogo nella follia. Nelle novelle sono presenti tutti gli aspetti della problematica pirandelliana: dall’uomo intrappolato dalla famiglia e dalla società al contrasto tra la vita e la forma, alla frantumazione dell’io, al relativismo conoscitivo.

Un discorso a parte meritano le novelle di ambiente siciliano, che hanno per protagonisti i contadini, e quelle, numerosissime, ambientate a Roma, i cui protagonisti appartengono al ceto della borghesia impiegatizia. Né gli ambienti né i protagonisti sono guardati attraverso i canoni dell’impersonalità verista: gli ambienti fanno da sfondo a storie paradossali, poco plausibili se guardate con criteri realistici, storie nelle quali i protagonisti tentano di uscire dalla cristallizzazione della forma, di togliersi la maschera delle convenzioni sociali.

Quanto alla struttura, si può notare che spesso la novella inizia “in medias Res”, cioè quando l’azione è già a un buon punto del suo sviluppo; a volte la conclusione è addirittura anticipata e la novella è l’analisi delle circostanze che hanno provocato quell’epilogo; a volte, invece, l’inizio è un antefatto di cui la novella è lo svolgimento. La fabula, cioè la successione logica e cronologica dei fatti, è manipolata dall’autore mediante un intreccio libero e vario.

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