Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 ad Agrigento nella tenuta di famiglia, denominata “Caos”. Il padre Stefano è discendente da una famiglia di imprenditori liguri stabilitasi in Sicilia all’inizio del secolo, dove ha preso in affitto alcune zolfare. La personalità prevaricatrice del padre forse insinua nell’autore l’idea della famiglia come trappola, come luogo soffocante in cui i rapporti non possono essere autentici. Studia a Palermo, poi a Roma e infine a Bonn, dove si laurea e approfondisce la conoscenza della letteratura tedesca, leggendo Goethe e Schopenhauer.

Tornato in Sicilia, sposa Antonietta Portulano, figlia di un socio del padre, donna bellissima ma di salute cagionevole e psicologicamente fragile; dalla loro unione nascono tre figli. Con la moglie si trasferisce a Roma, dove vive per lungo tempo grazie all’aiuto economico del padre, ed ha l’opportunità di conoscere e frequentare molti intellettuali, tra cui il conterraneo Luigi Capuan, che lo incoraggia nella sua attività di scrittore.

Nel 1893 scrive il primo romanzo, e dal 1897 iniza a comporre drammi e atti unici per il teatro, che tuttavia non trovano accoglienza presso le compagnie. Il 1903 è per Pirandello e per la sua famiglia un anno drammatico: un frana distrugge la miniera di zolfo in cui il padre ha investito tutto il suo capitale e anche la dote di Antonietta. La donna, alla notizia del disastro finanziario, ha una crisi nervosa che si manifesta prima come paralisi isterica che la costringe a letto per lungo tempo, e poi come vera e propria malattia mentale che la tormenta per tutta la vita. Mentre assiste la moglie malata, Pirandello compone in pochi mesi il suo romanzo più famoso, pubblicato a puntate sulla rivista “Nuova Antologia” fra l’aprile e il giugno 1904. Venuto meno l’aiuto finanziario del padre, oltre a continuare a insegnare inizia anche a dare lezioni private di italiano e tedesco.

Nel frattempo, e già da diversi anni, ha iniziato a scrivere moltissime novelle. Dopo le delusioni dei primi tempi ricomincia ad avvicinarsi al teatro, anche perché, mentre la sua fama andava crescendo, alcune compagnie teatrali iniziano a chiedergli testi da mettere in scena. Il debutto sulla scena avviene nel 1910 con gli atti unici per l’interessamento di Nino Martoglio, capocomico di una compagnia romana che recita testi in lingua, ma promotore anche del teatro in dialetto siciliano. Nel 1919 Pirandello prende la sofferta decisione di internare la moglie in una clinica per malattie mentali, dove rimane fino alla morte, avvenuta nel 1959. Cresce intanto il suo successo come autore di opere teatrali, rappresentate dalle più grandi compagnie dell’epoca. Nel 1921 scrive un dramma, che nel maggio di quell’anno viene presentato per la prima volta al teatro Valle di Roma dalla compagnia di Dario Niccodemi, viene fischiato dal pubblico; ma nel settembre successivo, messo in scena dalla stessa compagnia al teatro Manzoni di Milano, ottiene un clamoroso successo. Il testo viene subito tradotto in varie lingue e rappresentato in tutta Europa e ben presto anche a New York e a Tokyo.

Nel 1922 comincia a viaggiare all’estero per seguire le compagnie che mettono in scena i suoi drammi. Nel 1924 si iscrive al Partito fascista e l’anno successivo firma il Manifesto degli intellettuali fascisti di Gentile, ma nel 1927 è protagonista di una clamorosa polemica nei confronti del segretario del partito e in privato sostiene di ritenersi un apolitico. Sempre nel 1924, assieme ad altri scrittori e uomini di teatro, fonda la Compagnia Teatro d’arte di Roma, che dirige per tutta la sua breve durata. Intanto continua a scrivere drammi, novelle e romanzi. Nel 1934, ormai raggiunta la fama mondiale, anche per le trasposizioni cinematografiche di molti suoi drammi, riceve il premio Nobel per la letteratura. Muore il 10 dicembre 1936 per un attacco di polmonite mentre segue a Cinecittà la realizzazione del film tratto dal Fu Mattia Pascal.

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