Il saggio, iniziato nel 1906, viene pubblicato nel 1908, come testo da presentare per un concorso universitario relativo a un posto di professore ordinario presso l’Istituto superiore di Magistero di Roma. Si compone di due parti: nella prima l’autore passa in rassegna i testi da lui considerati umoristici, mentre nella seconda propone la sua definizione di umorismo, analizza i processi psicologici che creano la situazione umoristica e il modo di rapportarsi alla realtà da parte dello scrittore umorista. La seconda parte del saggio si configura come la dichiarazione programmatica di una poetica, nella quale, grazie a esempi antichi e contemporanei, vengono fornite le chiavi interpretative per analizzare la produzione letteraria di Pirandello.

Nel saggio Pirandello introduce una distinzione tra due concetti vicini, ma in realtà opposti, il “comico” e l'”umorismo”:

  • il comico viene definito “avvertimento del contrario”, ovvero come la percezione di un qualcosa di contraddittorio che induce al riso;
  • l’umorismo, invece, è il “sentimento del contrario”, poiché consiste nella “riflessione” per comprendere il senso vero, su fatti comici che, tuttavia, osservati in maniera più approfondita per comprendere il senso vero, danno origine a un sentimento di compassione.

Ma la definizione si “sentimento del contrario” ha implicazioni più profonde nel contesto della poetica pirandelliana: il “contrario”, infatti, è generato dalla consapevolezza, da parte dell’osservatore, di un senso più profondo, che contrasta con l’apparenza e svela una realtà altrimenti inconoscibile.

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