Gabriele D’Annunzio – La vita

Gabriele D’Annunzio nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da un’agiata famiglia. Compie privatamente gli studi elementari e frequenta il prestigioso Reale Collegio Cicognini di Prato dal 1874 al 1881, anno in cui consegue la licenza liceale. Risalgono a quel periodo le prime raccolte di poesie. Trasferitosi a Roma, inizia a collaborare con molti giornali e riviste scrivendo articoli di critica letteraria e artistica. Il soggiorno romano è caratterizzato da una vita raffinata e dispendiosa, accompagnata da una fervida attività letteraria; nel 1883 D’Annunzio sposa la duchessina Maria Hardouin di Gallese ma, dopo qualche anno, conosce la donna che è il grande amore della sua vita, Elvira Fraternali Leoni, chiamata dal poeta Barbara. Nel 1889 pubblica un romanzo e l’anno seguente si separa dalla moglie. A causa delle difficoltà economiche e dei debiti contratti, si trasferisce a Napoli, dove si lega sentimentalmente a Maria Gravina Cruyllas.

Al 1895 risale l’incontro con la famosa attrice di teatro Eleonora Duse, con la quale D’Annunzio intreccia una lunga relazione sentimentale, sebbene dalla continua frequentazione con la moglie Maria è nato un altro figlio. Nel 1897 il poeta viene eletto deputato nelle file dell’estrema destra e l’anno seguente si trasferisce con la Duse in Toscana in una lussuosa villa, La Capponcina. In quegli anni D’Annunzio si dedica al teatro, pubblicando vari drammi in versi, e all produzione poetica, con i primi tre libri delle Laudi pubblicati nel 1903, il suo capolavoro. Intanto, dopo la rottura con la Duse, il poeta convive alla Capponcina prima con la nobile Alessandra di Rudinì, poi, due anni dopo, con Giuseppina Mancini.

Nel 1910 D’Annunzio si trasferisce in Francia per sfuggire ai numerosi creditori e lì rimane fino allo scoppio della prima guerra mondiale, vivendo all’insegna della mondanità più sfrenata, dando voce all’insoddisfazione della sua generazione nei confronti della democrazia liberale, e continuando la sua attività teatrale e narrativa. Nel 1914 si cimenta anche nel cinema, sceneggiando il film Cabiria.

Acceso interventista, negli anni della guerra, ormai cinquantenne si arruola, e prende parte a operazioni aeree e navali; nel 1916, durante un atterraggio di fortuna, perde un occhio. Al 1918 risalgono la “beffa di Buccari”, un’incursione con motosiluranti nel golfo del Carnaro, sulla costa dalmata, dove si trovano unità nemiche, e il “volo” su Vienna, durante il quale il poeta lascia cadere sulla capitale austriaca volantini propagandistici a dimostrazione del coraggio del popolo italiano. Insoddisfatto dell’assegnazione della Dalmazia alla Iugoslavia, nel 1920 D’Annunzio progetta e guida l’occupazione della città di Fiume, fin quando il governo italiano non lo costringe a ritirarsi per non violare i trattati internazionali. Con l’impresa di Fiume D’Annunzio dà voce al malcontento popolare per la vittoria mutilata, accusando la classe dirigente italiana di non aver sfruttato adeguatamente il successo militare conseguito nella prima guerra mondiale. Questa politica populista e nazionalista lo avvicina al nascente Partito fascista, del quale è inizialmente un convinto sostenitore. Mussolini, tuttavia, timoroso che la figura carismatica del poeta può rappresentare una seria minaccia al suo potere personale, lo emargina dalla vita politica, assegnando una splendida villa a Gardone Riviera, sul Lago di Garda, dove D’Annunzio trascorre gli ultimi anni di vita in una sorta di esilio volontario, dedicandosi all’allestimento di una vera e propria “casa-museo” che vuole poi lasciare in dono al popolo italiano. Muore il 1° marzo 1938.

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