Il romanzo, il cui il primo abbozzo risale al 1874, viene pubblicato nel 1881.

L’ideale di quelle povere persone è quello dell’ostrica abbarbicata allo scoglio su cui è nata. E’ un mondo sorretto da valori quali la rassegnazione coraggiosa e la religione della famiglia, che si perpetuano inalterati di generazione in generazione, un mondo primitivo di umile gente, attaccata a sentimenti semplici e antichi, a ideali patriarcali.

La vicenda dei Malavoglia si svolge ad Aci Trezza, vicino a Catania, dal 1863, tre anni dopo la spedizione dei Mille di Garibaldi, al 1878, negli anni immediatamente successivi alla nascita del Regno d’Italia.

Lo spazio entro cui si svolge l’azione del romanzo è quello interno di Aci Trezza con i suoi scorci pittoreschi. Una particolare connotazione affettiva ha la casa dei Malavoglia, chiamata la casa del nespolo, che rappresenta una sorta di nido, in cui consolidare i legami familiari, un rifugio, perduto il quale, anche la famiglia si disgrega. In opposizione a questo spazio privato che si fa intimo e anche emotivo, c’è lo spazio esterno, in cui si muovono soprattutto ‘Ntoni e Lia, nelle loro fughe verso le insidie della città. Tra questi due poli c’è il mare, percepito come spazio sia interno sia esterno, come luogo amico o nemico, quando nasconde un pericolo e un’insidia.

La storia della famiglia Malavoglia attraversa tre generazioni, e il racconto si sviluppa in quindici anni. Il tempo, in cui si snodano le vicende, non è lineare ma circolare, basato, cioè, sull’alternarsi ciclico delle stagioni, della pesca, del lavoro dei campi e scandito dalle ricorrenze religiose che si ripetono ogni anno e regolano i ritmi della vita della gente di Aci Trezza. Sullo sfondo c’è anche il tempo degli eventi storici, che condizionano e stravolgono l’esistenza dei protagonisti, come, per esempio, la battaglia navale di Lissa, del 1866 in cui troverà la morte Luca.

Il romanzo doveva essere, secondo Verga, uno studio sincero e appassionato di una comunità di pescatori siciliani, un documento umano. Da qui l’adozione delle seguenti tecniche narrative:

  • l’esclusione di ogni intervento personale dell’autore nella narrazione;
  • l’uso di un linguaggio popolare e di una sintassi in cui dominano il discorso diretto e il discorso indiretto libero;
  • la regressione del narratore popolare al livello culturale dei personaggi;
  • lo straniamento, cioè la presenza di un narratore inattendibile, capace di far apparire strano ciò che è normale e normale ciò che è strano.
Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s