Nonostante la poetica verista esclude l’intervento diretto dell’autore, nelle opere di Verga è possibile cogliere una precisa concezione dell’uomo e della storia, influenzata dalle maggiori correnti di pensiero dell’epoca:

  • il Positivismo: la realtà può essere descritta solo con un approccio scientifico, fondato sull’analisi e sullo studio dei fenomeni;
  • il materialismo: assimila il comportamento umano a quello delle altre specie animali e ne individua l’origine nei suoi bisogni primari;
  • il determinismo: basato sulla convinzione che l’uomo subisce l’influenza dell’ambiente circostante, delle leggi economiche e del condizionamento ereditario che influisce sulle sue inclinazioni;
  • l’evoluzionismo di Darwin: Verga riprende il concetto di lotta per la vita e di legge del più forte che spinge l’uomo a imporsi o a soccombere in uno spietato antagonismo regolato dalla selezione naturale.

VVerga, non condividendo la fiducia positiva nel progresso umano e il concetto di evoluzione verso un equilibrio, capace di annullare le disuguaglianze, ritiene che gli uomini siano costretti a sottostare a una legge di natura universale, riscontrabile in ogni luogo e in ogni tempo: i vincitori di oggi saranno domani, a loro volta, vinti. Il pessimismo verghiano si manifesta nell’accettazione fatalistica di questa realtà immutabile, alla quale nessuno può sottrarsi. Contrariamente a quanto affermavano Zola e i naturalisti francesi, che sostenevano la funzione sociale dell’arte, per Verga l’arte non è in grado di cambiare la società è non contribuisce a risolvere i problemi.

La concezione della storia e del mondo, secondo cui esiste e sempre esisterà la legge del pesce grosso che mangia il pesce piccolo, non trova riscatto neppure nella religione. Verga, infatti, nega l’esistenza della provvidenza e ogni speranza in una vita migliore nell’aldilà. Gli unici valori in cui Verga dimostra di credere sono quelli della famiglia e degli affetti domestici. L’individuo, che sceglie di allontanarsi dal proprio nucleo familiare e dal proprio ambiente di origine, rifiutando le tradizioni e i princìpi secondo i quali è stato educato, è destinato a fallire e a perdersi. Si può dunque parlare per i personaggi verghiani di una religione della famiglia e di un ideale dell’ostrica, attraverso il quale si manifesta il tenace attaccamento della povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere.

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