La comunicazione come trasmissione di dati

Il primo modello di analisi della comunicazione valido per qualsiasi scambio comunicativo, tra esseri viventi o tra macchine, è quello elaborato negli anni 50 e 60 da due ingegneri di un’azienda americana di telefonia, Shannon e Weaver. Tale modello, definito cibernetico, rappresenta la piattaforma di base per comprendere la complessità di qualsiasi processo comunicativo, tanto da essere considerato il modello classico della comunicazione. Esso segmenta il processo comunicativo secondo la teoria matematica della trasmissione dei segnali elettronici, e osserva lo scambio di informazioni in tutte le sue componenti, come in un’osservazione al microscopio. L’idea sottesa a questa teoria è quella di comunicazione come trasmissione di dati. Ogni processo comunicativo è paragonabile ad un circuito elettronico nel quale un emittente, attraverso un meccanismo di codifica, invia lungo un canale un messaggio ad un ricevente, il quale procederà alla decodifica del segnale e all’invio di un feedback di avvenuta comunicazione alla fonte. Considerando questa prospettiva, per comunicazione si intende la trasmissione di un’informazione da un soggetto emittente ad uno ricevente.

Secondo il modello cibernetico, il processo comunicativo può essere ostacolato da due fattori:

  • il rumore: un’interferenza oppure una distorsione del segnale, legate ad un difetto del contatto, imputabili dunque al canale;
  • l’equivoco: una incomprensione o una ambiguità del messaggio, legate dunque ai processi di codifica e decodifica.

Gli elementi fondamentali della comunicazione sono i seguenti:

  • emittente: colui che invia il messaggio;
  • ricevente: il destinatario della comunicazione;
  • referente: ciò di cui si vuole parlare, l’oggetto a cui ci si riferisce;
  • codice: un sistema di regole per trasformare i segni in messaggio;
  • messaggio: il contenuto della comunicazione;
  • canale: mezzo fisico e psicologico per trasportare il messaggio dall’emittente al ricevente.

Negli anni 50 e 60 del secolo scorso, il filologo russo Roman Jakobson, ispirandosi alle teorie cibernetiche di Shannon e Weaver, identifica sei funzioni o usi del linguaggio, in base ai differenti rapporti fra gli elementi della comunicazione.

  • Funzione referenziale o informativa: l’interesse degli interlocutori è incentrato sull’argomento. Tipici messaggi in cui informare è lo scopo principale sono relazioni, testi scientifici, telegiornali.
  • Funzione conativa: il messaggio si centra sul ricevente. Essa assume le forme tipiche dell’ordine, dell’invito, della persuasione. Lo scopo della comunicazione è convincere il destinatario della bontà delle idee, giudizi, azioni a cui lo si vorrebbe indurre. Nei discorsi politici, nella pubblicità, nei testi argomentativi prevale questa funzione.
  • Funzione emotiva: la comunicazione è centrata sulla fonte o emittente ed è caratterizzata dall’uso della prima persona e dall’espressione di ciò che il parlante sente, dei suoi sentimenti, convinzioni, opinioni. Una lettera ad un amico che comunica stati d’animo, le pagine di un diario o di un testo autobiografico, le interiezioni, i quadri d’autore esprimono questa funzione.
  • Funzione di contatto: durante l’interazione l’attenzione è sul canale, per cui si tende a stabilire, mantenere il contatto fra gli interlocutori. I saluti, i richiami, le espressioni sono tipiche comunicazioni basate sulla funzione di contatto.
  • Funzione poetica: l’attenzione è centrata sul messaggio in quanto tale, sulla forma espressiva, sul come e non sul cosa si dice. I componimenti poetici, le fotografie o le immagini artistiche valorizzano in primo luogo la funzione poetica.
  • Funzione metalinguistica: l’attenzione è posta sul codice. Questa funzione è ciò che differenzia il linguaggio umano da quello di tutte le altre specie viventi. Solo gli esseri umani possono parlare delle regole del linguaggio.

    Si deve tener conto che in ogni atto comunicativo sono compresenti più funzioni in modo intrecciato fra loro, anche se ordinate in base allo scopo della comunicazione e alla natura del messaggio stesso.

    Oggi riconosciamo che le funzioni di Jakobson interessano tutti gli aspetti della comunicazione, quelli verbali e non verbali, e sono presenti anche nella comunicazione visiva e multimediale.

    • La funzione emotiva/espressiva è svolta spesso dal linguaggio non verbale. In una comunicazione visiva è espressa dalla gestualità, dalla gestione dello spazio e dalla prossemica dei soggetti rappresentati nell’immagine.
    • La funzione poetica/estetica è espressa dalle componenti qualitative dell’immagine, dal suo equilibrio compositivo, dall’armonia delle forme e dei colori.
    • La funzione conativa, implicita nei messaggi pubblicitari, riguarda il destinatario, che viene indotto ad un certo comportamento dell’immagine stessa, che sottende un ordine, una seduzione, un obbligo.
    • La funzione di contatto si esplica quando, attraverso dei segni, vogliamo mantenere e sottolineare il contatto comunicativo. All’interno di un’immagine, frecce, riquadri, numeri, icone o altri segni ci inducono ad osservare meglio alcuni particolari o a soffermare lo sguardo sull’insieme.
    • La funzione metalinguistica si realizza quando attraverso alcuni segni interpretiamo e commentiamo altri segni, facciamo dunque meta-comunicazione.
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