Dieta mediterranea

Negli ultimi settant’anni, da quando il nutrizionista ricercatore americano Ancel Keys, sbarcato nell’Italia meridionale al seguito delle truppe alleate durante la Seconda guerra mondiale, si accorge delle strette connessioni tra alimentazione e patologie cardiovascolari, numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato l’importanza dell’alimentazione mediterranea. Ancel Keys grazie ai dati epidemiologici raccolti nello studio delle sette Nazioni, già negli anni 50 dimostra che le popolazioni che si cibano nell’area del mediterraneo riscontrano una percentuale più bassa di malattie cardiovascolari rispetto a Paesi come Olanda e Finlandia con regimi alimentari ricchi di grassi saturi. Per combattere quindi le malattie da civilizzazione introduce per primo il termine “dieta mediterranea” come modello alimentare dei popoli del bacino mediterraneo. In seguito, negli anni Novanta con Antonia Trichopoulou e lo studio EPIC le ricerche cliniche ed epidemiologiche si sono arricchite, dimostrando che l’alimentazione mediterranea produce benefici misurabili in termini di migliore salute. In termini nutritivi, in assunzione di grassi monoinsaturi al posto di quelli saturi di origine animale, carboidrati complessi, a volte integrali, corretto introito di proteine, con predominanza di quelle di origine vegetale.

La dieta mediterranea rivaluta soprattutto le più sane abitudini alimentari della nostra tradizione; abitudini che peraltro sono state oggi da noi abbandonate, perché considerate espressione di vita povera, sulla via del consumismo importato dalle società industriali. Come conseguenza, oltre a spendere di più, mangiamo male e troppo.

Gli alimenti tipici dell’area mediterranea sono adatti anche per formare facilmente piatti unici, capaci di fornire da soli l’apporto nutritivo degli usualo primo e secondo, sostituendo efficacemente ed economicamente con un’unica portata. Esempi tipici sono: la pasta con fagioli, lo spezzatino con patate, le paste asciutte con condimenti di formaggi o carni, i minestroni con formaggio grattugiato, la pizza, ecc. La nuova piramide della dieta mediterranea moderna proposta dall’INRAN nel mese di novembre 2009, e rivolta a tutti gli individui di età compresa tra i 18 e i 65 anni, introduce 4 indicazioni importanti e significative: attività fisica; convivialità; stagionalità; prodotti locali. Essa differenzia il consumo giornaliero indicando le porzioni di alimenti da assumere quotidianamente del consumo settimanale, segnalando i cibi da consumare con più moderazione. Per la prima volta viene detto agli italiani di mangiare la stessa quantità di carne e di legumi. Gli alimenti da consumare nell’arco della giornata sono la frutta con guscio, il latte e i derivati, l’olio extravergine di oliva ed erbe, aromi e spezie. Per la frutta e la verdura il consiglio è di variare il consumo sulla base dei 5 colori del benessere. Gli alimenti da consumare con frequenza settimanale sono invece il pesce e i molluschi, i legumi, le uova e la carne bianca in particolare la carne di pollo. I salumi e la carne rossa invece sono quasi all’apice della piramide e proprio sulla vetta della piramide troviamo i dolci che non devono essere banditi, ma consumati con moderazione. Il riferimento alle porzioni moderate ci insegna che nessun alimento deve essere eliminato ma alcuni devono essere consumati meno frequentemente di altri.

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