Breve storia dell’Unione Europea

Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale si creò nel mondo una contrapposizione ideologica tra due blocchi internazionali, quello comunemente definito occidentale e quello orientale. Anche l’Europa fu divisa in due parti, poiché i Paesi occidentali aderirono agli accordi NATO del 1949, mentre Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Romania, Polonia, Germania dell’Est ecc. aderirono agli accordi del Patto di Varsavia nel 1955. Questa situazione diede vita alla cosiddetta “guerra fredda”, cioè quel periodo, durato quasi quarant’anni, nel quale i Paesi dei due blocchi, pur non avendo mai concretizzato un conflitto militare vero e proprio, si scontrarono sul piano ideologico, economico, tecnologico, spaziale e anche sportivo. La forte tensione creatasi in quegli anni spinse le potenze occidentali a cercare forme di alleanza tra Paesi, sia per scongiurare il pericolo di nuove guerre e di massacri, sia per cooperare in campo economico, tecnologico e sociale. Per rafforzare tale cooperazione e creare un’Europa di pace, nacque il 5 maggio 1949, tra i dieci Paesi dell’Europa occidentale, il Consiglio d’Europa, i cui scopi principali erano quelli di promuovere la democrazia e i diritti dell’uomo, ma anche l’identità europea indipendentemente dalle diversità culturali. Il Consiglio d’Europa è cresciuto negli anni e conta 47 Stati membri. Il suo mandato principale è ancora oggi quello di essere il garante della sicurezza democratica basata sul rispetto dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello Stato di diritto. La sicurezza democratica è un complemento essenziale della sicurezza militare, poiché da essa dipendono la stabilità e la pace nel continente. Il processo di edificazione europea continua con la nascita della Comunità europea del carbone e dell’acciaio il 18 aprile 1951 su iniziativa di sei Paesi: Belgio, Francia, Germania occidentale, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi. Gli oggetti dell’accordo, carbone e acciaio, rappresentavano risorse fondamentali per la produzione di armamenti e materiale bellico; pertanto, mettendo in comune la produzione di queste due materie prime, oltre ad avere vantaggi economici, si impediva ai Paesi membri un riarmo segreto. Nel 1957 viene firmato il Trattato di Roma, che istituisce la Comunità economica europea, o “mercato comune”, avente per obiettivo la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali al di là dei confini nazionali. Nasce anche la Comunità europea dell’energia atomica con lo scopo di coordinare e controllare i programmi di ricerca in campo energetico, assicurando un uso pacifico dell’energia nucleare. Nel 1968 un ulteriore passo verso un’unificazione economica viene fatto dai sei Paesi fondatori che aboliscono i dazi doganali sulle merci d’importazione dagli stessi Paesi, consentendo per la prima volta la liberalizzazione degli scambi transfrontalieri. Essi applicano inoltre gli stessi dazi sulle rispettive importazioni da Paesi terzi. E’ la nascita del più grande raggruppamento commerciale al mondo. Gli scambi tra o sei Paesi e tra essi e il resto del mondo registrano una rapida crescita.

La comunità europea cresce

Con l’adesione della Danimarca, dell’Irlanda e del Regno Unito il 1° gennaio 1973, il numero degli Stati membri della Comunità europea sale a nove. Nel 1979 per la prima volta i cittadini della Comunità eleggono direttamente i membri del Parlamento europeo, che in precedenza venivano designati dai parlamenti nazionali. Nel 1981 la Grecia diventa il decimo Stato membro della Comunità, mentre il Portogallo e la Spagna aderiscono nel 1986. Il processo di trasformazione politica che ha interessato i Paesi del blocco sovietico, culminato nel crollo del muro di Berlino e nella dissoluzione dell’URSS, ha di fatto favorito un avvicinamento dei cittadini europei. Nel 1993 viene completato il mercato unico. Gli anni Novanta segnano importanti tappe nel processo di unificazione. Il Trattato di Maastricht, o Trattato sull’Unione Europea, che ha dato vita all’Unione europea è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, dai dodici Paesi membri dell’allora Comunità europea ed è entrato in vigore il 1° novembre 1993; esso fissa le regole politiche, i requisiti e i parametri economico necessari per l’ingresso degli Stati nell’Unione. Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli Stati membri, per esempio nel settore della difesa e in quello della Giustizia e affari interni, per costruire una collaborazione contro la criminalità internazionale. Con questo Trattato nasce anche l’Unione economica e monetaria e inizia il percorso che porterà nel 2002 all’introduzione della moneta unica europea. Nel 1995 aderiscono all’UE tre nuovi Stati, Austria, Finlandia e Svezia, e vengono firmati gli accordi di Schengen che, gradualmente, consentono ai cittadini di viaggiare liberamente senza controllo dei passaporti alle frontiere. Il Trattato di Amsterdam definisce i piani di riforma delle istituzioni europee in modo da conferire maggiore risonanza all’Europa a livello mondiale e concentrare più risorse sull’occupazione e i diritti dei cittadini. Con l’adesione all’UE di ben 10 nuovi Stati membri nel 2004 e nel 2007 di Bulgaria e Romania, si ritengono definitivamente sanate le divisioni politiche tra Europa orientale e occidentale. Dal 2013 anche la Croazia fa parte dell’Unione. L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona l’1/12/2009 ha segnato un momento importante per il futuro dell’Europa, che in pochi anni è passata da 15 a 28 Paesi membri. Si è reso quindi necessario dotare l’Unione, così allargata, di un’organizzazione istituzionale più semplice, ma anche rafforzata, per rendere il processo decisionale più efficace, democratico e trasparente e al tempo stesso il più vicino possibile ai cittadini. Negli ultimi anni si è sentita sempre più la necessità di dotare l’Europa di una Costituzione, ma tale obiettivo non è ancora stato raggiunto. Il Trattato di Lisbona ha riaffermato molti dei principi stabiliti nel progetto di Costituzione europea del 2004, il cui difficile iter di ratifica da parte di tutti gli Stati aderenti non è stato portato a compimento; inoltre c’è stato un netto rifiuto da parte dei cittadini francesi e dei Paesi Bassi nel referendum popolare indetto a tale scopo.

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